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Nel deserto

Quando, dopo i miei primi voti, ho chiesto di essere inviata in una fraternità del deserto, il mio desiderio e il mio sogno era quello di potervi incontrare Dio in modo totale. Chiedevo di poter fare un’esperienza di Dio lontana da tutte le frenesie del mondo, per essere tutta a Lui. Era un sogno perché anch’io nel deserto ho incontrato, come Gesù all’inizio della sua vita pubblica, Satana e le sue tentazioni.

Ho sperimentato come il deserto sia un luogo rude, che spoglia la persona di ogni sua sicurezza. Mi sono ritrovata incapace, impreparata, debole, bisognosa di essere aiutata nelle cose più semplici. La mia sete di assoluto si saziava della bellezza dei paesaggi. Le lunghe giornate dietro al gregge, nel silenzio, sostenevano la mia ricerca di Dio. Lì ho imparato a leggere la Bibbia e ad ascoltare la Parola di Dio confrontandomi con sorelle più sperimentate di me. Lì ho imparato come sono poche le cose che contano: l’acqua senza la quale nessuno vive, la cui ricerca prende tante ore della giornata e tanta fatica, poi il minimo necessario per difendersi dal sole, dal vento e dal freddo, un cibo povero e ripetitivo per poter stare in piedi e camminare dietro le capre.

Ho incominciato a guardarmi attorno e osservare il popolo fiero dei Tuareg che abitava lì da sempre. Queste persone potevano viverci soltanto perché la loro esistenza è nelle mani di Dio. Dio fa parte del loro linguaggio, porta avanti la loro vicenda umana e con Lui sanno di poter affrontare le difficoltà di ogni momento e possono fare progetti, pur nella totale precarietà. Vivendo con loro e osservandoli, ho potuto sperimentare lo spogliamento che si faceva mio malgrado e una povertà non cercata ma condivisa; loro la vivevano naturalmente mentre io la risentivo spesso come una nudità dura e umiliante, questi erano i demoni contro cui dovevo lottare o almeno convivere. Gli angeli che mi hanno accompagnata e aiutata sono loro, con la loro fede semplice e spoglia che lasciava Dio prendersi cura di loro. Ringrazio tanto il Signore che ha permesso che vivessi questa esperienza così forte e che ha segnato indelebilmente la mia vita. Ora che sono nella civiltà dell’abbondanza non vorrei dimenticarla. Il deserto fa ancora parte della mia vita, anche se ora è dentro di me. Dovrei sapere che posso vivere con un abbandono totale nelle Sue mani e in solidarietà con tanti fratelli e sorelle che vivono ai margini di questa società e per i quali offro la mia vita e la mia preghiera di intercessione.

Ps Maria Fausta