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Fra chi non conta

Ho cominciato a pensare alla vita religiosa quando ho incontrato “veramente” Gesù di Nazaret, il figlio del falegname che ha vissuto la maggior parte della sua vita come un operaio qualsiasi dei suoi tempi e che ci ha rivelato un Dio che in Lui si è fatto uno di noi. In quel momento ero una ragazza e cercavo di capire e di trovare un senso alla mia esistenza. Questa nostra vita fatta di tante piccole cose, di giornate grigie e molte volte banali, al lavoro, nella scuola, in famiglia. E poi come una luce: Gesù, che è Dio, non ha disprezzato questa ordinarietà piuttosto l’ha scelta e fatta sua, dando un sapore di gioia e fiducia a tutto quello che noi viviamo. Questo sapore lo ha seminato proprio nella vita delle persone che, agli occhi del mondo sembrano meno importanti, quelle che fanno fatica a sbarcare il lunario, quelle che fanno i lavori umili della povera gente, quelle che, per una qualunque ragione, sono messe ai margini.

Mi chiamo Emanuela. Tutto un programma, il mio nome! Vuol dire “Dio con noi”… e sì, Lui lo è davvero, con noi. Sempre.

Per questo desideravo vivere la vita di Gesù a Nazaret – cioè una vita semplice, in mezzo al mondo, non per fare qualcosa di speciale, ma per essere fra le persone che “non contano” per dire loro, con la mia vita, che sono importanti, le più importanti agli occhi di Dio. E sono stata immensamente felice di sapere, da un amico sacerdote, che esistevano le Piccole Sorelle…

Sono entrata nel 1981 -Mamma mia! – e nel 1985 sono arrivata a Cuba per sostituire una sorella per tre mesi. Poi, ho chiesto di poter vivere là… e, nell’86, sono tornata per restare.

Sono felice di essere ancora a Cuba, alla Havana, in un quartiere di periferia. Attualmente faccio la postina. È un lavoro faticoso soprattutto per il sole che batte forte e per il lungo camminare – più o meno 10 km al giorno-. Oltre alla distribuzione di lettere, telegrammi e pacchetti consegno il giornale Granma a quasi duecento abbonati. Trovo il lavoro veramente simpatico capace mi mettermi in contatto con tante persone. E la strada è sempre una buona scuola. C’è tutto un mondo che vive, come me, del lavoro delle proprie gambe: quelli che vendono aglio e cipolle o qualche banana, quelli che, per conto terzi cercano le bombole del gas fanno la coda per acquistare quello che danno in bottega. E poi i venditori di fiori, e di accendini o fiammiferi…

La cosa più bella sono gli incontri quotidiani. Facendo sempre la stessa strada sono diventata del luogo, se per caso un giorno non vado la gente mi dice “ci sei mancata!”. A poco a poco nascono amicizie belle: tra un saluto e l’altro ci scambiamo notizie, vengo a sapere di una persona ammalata, della nascita di un nipotino, della gioia di ritrovare una persona cara. E poi i commenti sulle difficoltà della vita, sul denaro che non basta mai, sull’acqua che, capricciosa, arriva appena un giorno sì e uno no e quando arriva la pressione è così debole che occorrono ore e ore per raccoglierne una quantità sufficiente…

Vado a piedi, con un carrettino dove metto i giornali; il mio quartiere è fatto di tante viuzze più o meno agevoli ma la quantità di sali e scendi rende impossibile l’uso della bicicletta. Andare a piedi mi dà tutto il tempo per incontrare le persone, per fermarmi quando mi offrono qualcosa, per gustare la bella giornata, l’albero fiorito, l’uccellino che canta. Tutto può diventare fonte di contemplazione, perché il Signore è lì che mi attende in ogni persona o situazione. Ed io cerco, col mio saluto e il mio sorriso, di esprimere la sua Presenza fedele, la sua Tenerezza senza confini, la sua Gioia nel vedere i nostri semplici gesti di accoglienza e di amicizia, gesti di fratelli e sorelle che cercano, semplicemente, di volersi bene.

Ps Emanuela